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Rassegna Stampa: Rassegna Stampa  
Autore: Claudio
Pubblicato: 2006/2/16
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“CON IL TRIO JOHANNES E’ UN GRANDE BRAHMS”
“…costituiti in Trio da pochi anni, questi musicisti suonano con una fusione ed una scioltezza molto mature…l’impronta stilistica del Trio di Trieste sul Trio Johannes si fa sentir: culto del fraseggio esatto, dando però l’impressione della libertà, suono espressivo, evocatore, ma sempre con il riserbo di chi dice e lascia intendere di non avere detto tutto; ma il Trio JOHANNES si trova oggi in quel punto felicissimo in cui sta dimenticando tutte le belle cose che ha imparato e comincia a volare da solo. Seducente il suono di Polidori, specie in quell’esordio del trio di Brahms che da solo è già mezza composizione; l’interiorità, la cautela brahmsiana è particolarmente congeniale a Manara, col suono intenso, da viola, del suo violino... ...e quelle note del pianoforte, puntate e leggere come gli scintillamenti di un plenilunio.”
( Giorgio Pestelli, “La Stampa”, giugno 1995)

“UN EVENTO MUSICALE”
“…musicisti di grande talento, cresciuti alla Scuola del Trio di Trieste di Duino, che in questa eccezionale interpretazione del Trio op.87 di Brahms hanno saputo fondere le sonorità, fino quasi a costituire un “unicum” ideale. ….ci è rimasta particolarmente impressa l’esecuzione del secondo movimento, mentre, dell’Arciduca di Beethoven, l’ultimo tempo ha evidenziato una forza interpretativa tale da poter asserire che al Teatro di Pola capita di rado di trovarsi di fronte ad eventi musicali di simile qualità.”
( “Glas Istre”, Pola, dicembre 1995)

“IL NOTTURNO DEL TRIO JOHANNES”
“...ciò che si percepisce ascoltando la giovane formazione è un senso di appagamento scaturito da un modo di suonare che si fa gesto e lirica intuizione… ...si muovono con sicurezza garbata nella maturità che richiede il Trio op.87 di Brahms... ...riescono con naturalezza a trarre dalla mestizia dell’”Andante con moto” quella profondità di sentire che, raggiunta la saggezza, rinuncia a slanci voluttuosi e lascia cadere tra gli esatti contorni formali come il rimpianto di un dolcissimo sorriso.”
( Aurora Blardone, “La Stampa”, Torino, maggio 1996)

“NEL TRIPLO CONCERTO BRILLA ANCHE IL TRIO JOHANNES"
“…ad affiancare la Sinfonietta sono stati chiamati il pianista Claudio Voghera, il violinista Francesco Manara e il violoncellista Massimo Polidori – ovvero il Trio Johannes- ...strumentisti sensibili e precisi, stilisticamente accorti, vivaci nell’espressione, adeguatamente estroversa ma sempre ben controllata..."
( Cesare Galla,“Il Giornale di Vicenza”, Vicenza, ottobre 1996)

“TECNICA ED EMOZIONE ECCO IL TRIO JOHANNES”
“…il Trio Johannes, tre musicisti di grande valore e poco più che ragazzi, ascoltati mercoledì sera all’Auditorium per l’Unione Musicale, in un concerto che accostava al glorioso Trio di Ravel l’assai trascurato Trio in re minore di Schumann con una scelta sufficiente da sola a dire la loro serietà e impegno. …la confidenza e la scioltezza con cui eseguono, splendidamente davvero, il Trio di Ravel. Ciascuno ci mette del suo: il magnifico tema con cui inizia il terzo movimento, la Passacaille, entra austero e inquietante al pianoforte, quindi si ammorbidisce al violoncello e raggiunge infine una perfetta fusione di dolcezza e severità al violino. Ma una sola è la cura dei tanti particolari timbrici, che in Ravel non sono mai dettagli, una è l’intenzione stilistica nel restituire con il massimo di spontaneità il grande respiro di questo lavoro, con tratti di insolita passione per il riserbo raveliano."
( Ernesto Napolitano, “la Repubblica”, Torino, gennaio 1998)

“IL TRIO JOHANNES, UNA CONFERMA”

“Lieto ritorno per l’Unione Musicale del Trio Johannes… ...Come mostra un nuovissimo CD registrato presso l’Oratorio di S. Nicola a Vicenza con l’"Arciduca" di Beethoven e il trio op. 8 di Brahms. …le due registrazioni attestano gli eccellenti risultati raggiunti in pochi anni, specie sul piano dell’intelligente concertazione, dell’espressività intima e delicata. Ne hanno dato conferma all’Auditorium Rai con il Trio in re minore di Schumann con quello di Ravel... ...della composizione di Ravel il Trio Johannes coglie benissimo il clima, il tono, il tempo di ciascun movimento…"
( Giorgio Pestelli, “La Stampa”, Torino, gennaio 1998)

“LA PRIMA RECENSIONE AUTOREVOLE (…..) ”
CD Sicut Sol, trii di Beethoven (op.97 “Arciduca”) e Brahms (op.8) - Trio Johannes
“Nel ’93 il violoncellista Massimo Polidori ed il duo Manara-Voghera danno vita ad un magnifico sodalizio… ...Essi sembrano essere i successori più persuasivi dello stile dei maestri (Trio di Trieste), rinnovando il fascino perentorio delle performances che il trio aveva la consuetudine di offrire al pubblico. Si avverte soprattutto un grande rispetto per il testo che viene sublimato in ogni suo parametro. Ne consegue una ‘levatura interpretativa eccellente, una dizione fluida, una lettura da grandi interpreti che va oltre l’insufficienza dei simboli grafici e ne estrapola il pensiero dell’autore. La ricerca timbrica è sfarzosa ed equilibrata, le dinamiche enfatizzate, ma convenienti, l’agogica seducente. Mentre nel trio di Beethoven la lettura tende ad un certo rigore, di matrice classica con concessioni, tuttavia, notevoli alla tenerezza (Andante cantabile-Track n. 3), nel trio di Brahms gli esecutori superano con maestria le asperità del testo. Lo interpretano con rara efficacia, riuscendo a restituire al fruitore la complessa partitura nella sua esaltante dialettica eroica ed intimista. A tale proposito si segnala il carattere onirico ed immateriale dell’Adagio (Track n.7)..."
(Giovanna Borelli, “Fedeltà del Suono” n. 61, gen-febbraio 1998)

“…..splendidi protagonisti un Trio di notevole caratura interpretativa: il Trio Johannes (……) hanno dimostrato al massimo grado tutte le qualità che i musicisti da camera dovrebbero avere (….) capacità di approfondire collettivamente i testi musicali, con menzione speciale per Schubert, Beethoven e Brahms.”
(A. Mastropietro, Il Messaggero, novembre 1998)

“IL TORINESE TRIO JOHANNES SI AFFERMA A OSAKA OTTENENDO IL SECONDO POSTO IN UNA FAMOSA “SFIDA” INTERNAZIONALE”
“...è proprio dei giorni scorsi una notizia rimbalzata addirittura da Osaka, in Giappone... La novità riguarda un concorso di elevata rinomanza, l’International Chamber Music Competition, che è giunta alla terza edizione. Ebbene, il torinese Trio JOHANNES ha partecipato ottenendo il secondo premio dietro agli israeliani del Trio Jerusalem e davanti al Quintetto Nocturne (Francia). Il valoroso gruppo ha ingaggiato una competizione allo spasimo con altri diciotto complessi cameristici, selezionati sugli oltre cento che avevano inoltrato domanda, tramite registrazioni e titoli artistici..."
(Leonardo Osella, “La Stampa”, Torino, giugno 1999)

"SERATA DI GRANDI EMOZIONI CON IL TRIO JOHANNES"
“…… Un pianista come Claudio Voghera poi, tanto in Beethoven quanto in Brahms, dimostra sempre presenza e risonanza nella visione della concertazione delle parti, senza tuttavia eccedere in forza ed impulsività, a beneficio dell’equilibrio fra violino e cello. Di questi ultimi si apprezza l’assoluto dominio dell’intonazione, anche nei più temuti incastri d’ottava o, tantopiù, negli unisoni perfettamente centrati.”
(C. Genovese, Il Giornale di Siracusa, marzo 2000)

"INTENSITA' E POESIA TRA SCHUBERT E RAVEL
“……sono artisti ormai affermati che possono figurare in qualsiasi cartellone tanto è degna d’ammirazione la loro bravura. (……) un intonazione ed una fusione assoluta, ha colpito per la profondità interpretativa e la poetica esternata durante tutto il concerto con una partecipazione totale, senza risparmiarsi, salendo poi nell’empireo raveliano in un’avvincente realizzazione del “Trio in la”
(M. C., Il Giornale di Brescia, aprile 2000 )

"L'ECCELLENTE TRIO JOHANNES REALIZZA UN CONCERTO MEMORABILE
“….il Trio Johannes incarna la miglior cultura musicale italiana. (….) Sono giovani, sono virtuosi e possiedono una perfezione interpretativa grazie a grandi qualità individuali ed ad un gran lavoro d’insieme. (….) perfetta armonia con il pianista, un invidiabile insieme pieno di raffinatezze…”
(J.H.D., El Pais, Montevideo (Uruguay), giugno 2000)


"TRIO JOHANNES, OMOGENEITA' E TRASPARENZA DEI SUONI"
“...Un programma squisitamente classico comprendente Mozart, Beethoven e Brahms, che ha messo in luce le affinità di vedute circa la concertazione, giocata sui colori, sulle dinamiche sfumate e sulla propensione al dialogo tra gli strumenti nobilmente paritetico. (.…) Per finire largo spazio a Brahms e al suo trio op. 87 la cui lettura è apparsa insieme appassionata e decisa, dolente e intrisa di crepuscolare abbandono...”
(Patrizia Ferialdi, Il Piccolo, ottobre 2000)


- “…un’intonazione ed una fusione assoluta…una partecipazione totale, una serata d’eccezione con un’avvincente realizzazione del Trio di Ravel”
(Il Giornale di Brescia, Brescia, 9/4/’00)

- “…l’elaborata composizione di Messiaen ha permesso di valorizzare lo strepitoso amalgama del gruppo…..
(M.C.Corona, “Risveglio 2000”, Ravenna, 27/7/’02)

- “…il pianoforte di Voghera, elegante e sensibile….il violino e il violoncello spiccano per eleganza di fraseggio…esecuzione del Trio op.101 di Brahms piena di pathos…Shostakovich teso ed emozionante…”
(Paolo Gallarati, “La Stampa”, Torino, 1/6/’06)

- “ ….nel capolavoro di Messiaen il pianista Claudio Voghera, costantemente presente ma rispettoso dell’equilibrio….., il cantabile di Massimo Polidori profondo ed espressivo come quello del violinista Francesco Manara, hanno lasciato il pubblico incantato…”
(Fulvia del Colle, www.andante.com, Ravenna, 30/7/’02)

- “….il Trio Johannes incanta la platea, lo Steinway avvolge e contrappunta come meglio non si potrebbe desiderare…il violoncello di Polidori celebra l’eternità di Gesù e il violino di Manara rievoca la sua immortalità con un luminoso fraseggio…”
(Stefano Frati, “La Cronaca”, Cremona, 18/2/04)

"GRANDE ESPRESSIVITA' PER BRAHMS"
"..Artefici di questo esercizio di sensibilizzazione del tutto riuscito, con esecuzioni di straordinaria intuizione musicale, il Trio Johannes e gli altri artisti ospiti.
il lungo tema iniziale al violoncello di Polidori, calmo, equilibrato ed al contempo emozionante, ha trovato come sua perfetta controparte il violino di Francesco Manara nel dispiegamento del discorso musicale.
Ma è il pianista la vera rivelazione con la sua magnifica trattazione dello Steinway spesso problematico da suonare ed un’interpretazioe del vivace basso di Brahms meravigliosa per chiarezza musicale e sempre equilibrata con la brillantezza (mai eccessiva) pianistica..."
(Mark Kanny, Pittsburgh Tribune-Review, Pittsburgh, 1/2/06)
 
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